
“L’emozione è come un fiume: se è secco siamo nel deserto; se è sovrabbondante, anneghiamo. Il terapeuta cerca di meritarsi la fiducia del paziente: in questo modo egli diventa come gli argini di questo fiume, aiutandolo a trovare la sua forza in un contesto di sicurezza”.
La Biosistemica è un approccio terapeutico nato nel 1986 da Jerome Liss, psichiatra psicoterapeuta americano, che nasce dall’incontro tra teorie a base biologica e bioenergetica, possiede una visione sistemica delle relazioni, che aiuta ad integrare processi fisiologici di vari livelli (molecolare, organico) con campi differenti nelle funzioni mentali (logico-verbale, immaginativo-visivo). Un sistema viene considerato come un’unità globale organizzata, un’unità che risulta dalle parti in reciproca alterazione.
Modello neurofisiologico
Per spiegare e comprendere i disturbi dell’emotività, delle malattie psicosomatiche e delle tensioni del nostro corpo, questo modello fa riferimento ad alcuni processi sottocorticali, evidenziando come l’inibizione davanti allo stress (come trattenere il pianto di fronte al dolore) provochi una serie di alterazioni nel sistema nervoso autonomo, creando un processo di feedback negativo tra azioni in vita, pensiero bloccato, tensione e disturbi emotivi. L’individuo di fronte ad un ostacolo esterno, verso il quale non può reagire né fuggendo né attaccando, scarica all’interno di sé queste reazioni impedite. A livello organico si creano, davanti allo stress, delle secrezioni di ormoni come la noradrenalina e corticosteroidi, che provocano, se l’inibizione prolungata nel tempo, la malattia psicosomatica. La salute fisica ed emozionale dipende dall’alternanza e reciprocità del sistema simpatico e parasimpatico, elementi del sistema nervoso autonomo. Mentre il sistema simpatico è preposto all’azione ed al consumo di energia, il sistema parasimpatico è preposto al recupero energetico ed alle attività di relax. Questi sistemi seguono l’andamento dell’onda energetica: quando il nostro sistema parasimpatico è attivo da un certo quantitativo di tempo ed è arrivato alla sua massima utilizzazione, decresce rapidamente fino ad attivare automaticamente il sistema simpatico, creandoci il bisogno di attività. A sua volta, secondo lo stesso andamento, il sistema simpatico, dopo un certo periodo di attività, si ridurrà spontaneamente fino ad una nuova attivazione del parasimpatico in cui il bisogno sarà di riposare.
L’emozione è come un fiume
Anche le emozioni seguono lo stesso andamento dell’onda energetica, ossia nascono, hanno un punto di massima espressione e decrescono, lasciando il posto ad una nuova emozione. L’emozione può quindi essere aiutata a percorrere tutto il suo cammino: per le emozioni ricettive come tristezza e paura è di aiuto il supporto affettivo e il contatto, così che possano esprimersi e trovare accoglienza; le emozioni attive come la rabbia, la gioia attiva e la frustrazione necessitano invece di un’azione vigorosa. Se ad un bambino in lacrime offriamo la consolazione e il calore dell’abbraccio, permettendogli di piangere, il bambino scaricherà tutta la tensione, il dolore ed il dispiacere tramite il conforto del sostegno, trasformando lentamente il pianto in un sorriso una volta finita la scarica. Il contatto fisico e psicologico permette la totale espressione dell’emozione ed il conseguente rimbalzo al simpatico con un vissuto di forza ed energia. Il sostegno per il completamento della scarica delle emozioni attive è l’azione vigorosa e completa che permette il rimbalzo al parasimpatico con un vissuto di calma e di rilassamento. L’esperienza di sofferenza del passato richiede un’azione di scarica in un contesto di completa accettazione, così da lenire il dolore. Nelle situazioni ottimali, l’onda energetica può seguire il suo decorso completo, in modo che ogni emozione sia vissuta interamente.
Empatia
Il compito del terapeuta biosistemico è quello di rendere più complessa la realtà che il paziente gli presenta, creando una trasformazione qualitativa nel suo stato globale attraverso l’accesso a nuovi aspetti. Se il nucleo della patologia è dato da un principio di impoverimento della complessità psicocorporea del paziente, il terapeuta riesce ad amplificare ciò che il paziente porta in studio, ascoltando e guardando con grande partecipazione, vivendo assieme a lui ciò che fuori lo isola e lo fa sentire diverso. Questo processo avviene attraverso un atteggiamento empatico del terapeuta verso il paziente, dove l’empatia rappresenta la capacità di comprendere emotivamente, con la totalità di sé stesso, il vissuto dell’altro. L’empatia è quindi uno strumento di intervento che attiva la capacità di immaginare e vivere dentro di noi le fantasie e le emozioni dell’altro, in condivisione con lui. Si tratta di una sorta di comprensione emotiva dell’altro, attraverso una parziale identificazione. Attraverso l’aiuto del terapeuta, il paziente può accedere a quei vissuti che sarebbero altrimenti relegati nella colpa o nella vergogna, operando un ampliamento e arricchimento del proprio vissuto.
Il primo aspetto caratterizzante della terapia biosistemica è il rispetto per la struttura logica ed emotiva del paziente, il terapeuta infatti non tenta di ricondurre tale struttura ad una astrazione categoriale, ma si cala direttamente nel suo flusso esperienziale, cercando quella parte ignota e assolutamente individuale. L’interpretazione, tipica di altri tipi di terapia, viene gradualmente sostituita dall’uso di identificazione e amplificazione pulsionale ed espressiva, tramite una concezione empatica della terapia. Un secondo aspetto della biosistemica è l’attenzione data al corpo nel rapporto di rispondenza empatica tra terapeuta è paziente, definita empatia corporea. Viene data importanza quindi non solo alla parte strettamente verbale, ma si presta molta attenzione alla parte espressiva del linguaggio, invece che pensare unicamente al suo aspetto simbolico. La pretesa della terapia Biosistemica è quella di allargare il campo di intervento delle psicoterapie verbali operando un difficile guado: passare dalla scoperta del gesto come parola non detta alla parola come gesto non fatto.
Dal problema alla soluzione
Secondo il metodo Biosistemico, lo sviluppo personale richiede due fasi:
1. L’esplorazione e l’approfondimento delle emozioni
2. La costruzione per il futuro
Durante la prima, l’esplorazione delle emozioni (angoscia, paura, delusione, tristezza, rabbia ecc), il paziente è incoraggiato a confrontarsi, in misura graduale e tollerabile, con i sentimenti che sono alla base della sua sofferenza. L’accoglienza e il non-giudizio del terapeuta gli permettono di “entrare” nelle immagini, nei pensieri, nelle sensazioni del corpo e nelle emozioni connesse ai vissuti dolorosi.
L’approfondimento delle emozioni, poi, con successivo ripristino del corretto funzionamento dell’intero sistema, porta il cliente alla sensazione di sollievo. E’ questa forse la fase più delicata e cruciale del processo terapeutico, dato che il lavoro si concentra sui contenuti profondi del vissuto personale per coglierne i punti di lacerazione e di strappo, e per cercare una ri-connessione dalla radice. Di qui comincia la seconda fase, la costruzione per il futuro, durante la quale il paziente si interroga su come agire, su quali iniziative intraprendere nel futuro per superare o, almeno, diminuire il suo problema.
La scelta operata dal paziente rispetto a diverse alternative possibili, viene, all’interno del setting, simulata ed espressa ovvero praticata. Varie tecniche espressive vengono utilizzate per “trasformare una buona intenzione in un’azione reale”: ciò crea una memoria corporea che infonde sicurezza al paziente, in quanto esperienza vissuta “come se” fosse nella realtà.
In questo modo il lavoro emotivo crea un ponte verso la vita quotidiana in cui verranno intrapresi i cambiamenti concreti.