
Nella seconda metà del ventesimo secolo, la psicologia si è quasi esclusivamente dedicata a temi quali depressione, razzismo, violenza e avversità. Molto meno è stato detto riguardo punti di forza, virtù e tutte le condizioni che portano ad alti livelli di felicità o impegno civico. Mentre le ricerche sugli aspetti che rendono la vita degna di essere vissuta recedevano sullo sfondo, gli studi sul disordine ed il danno hanno preso il centro della scena.
La psicologia positiva è lo studio delle condizioni e dei processi che contribuiscono al funzionamento ottimale di persone, gruppi e istituzioni. Questa recente corrente psicologica nasce dal riconoscimento di questo squilibrio e dal desiderio di incoraggiare la ricerca verso queste aree trascurate.
Nonostante queste iniquità, l’obiettivo della psicologia positiva non è la negazione degli aspetti dolorosi, spiacevoli o negativi della vita, né lo è uno sforzo per vederli attraverso un ottimismo eccessivo. Coloro che si occupano di psicologia positiva riconoscono pienamente l’esistenza di sofferenza, egoismo, famiglie disfunzionali, sistemi ed istituzioni inefficaci. Lo scopo della psicologia positiva è studiare l’altro lato della medaglia: i modi in cui le persone provano gioia, sviluppano altruismo, creano famiglie sane e istituzioni funzionali, affrontando così l’intero spettro dell’esperienza umana.
La psicologia ha fatto passi da gigante nel capire cosa vada storto in persone, famiglie, gruppi e istituzioni, senza però altrettanti passi avanti nel capire ciò che invece sia giusto. Ad esempio, la psicologia clinica ha fatto progressi eccellenti nella diagnosi ed il trattamento di malattie mentali e disturbi di personalità, mentre la psicologia sociale ha condotto studi pionieristici sull’esistenza di pregiudizi impliciti e di esiti negativi associati ad una bassa autostima. La psicologia della salute ci ha mostrato gli effetti dannosi che gli agenti stressanti ambientali hanno sul nostro corpo e la psicologia cognitiva ha svelato i molti pregiudizi ed errori coinvolti nella nostra capacità di giudizio. Questi sono risultati importanti, a cui manca un corrispettivo riguardante le virtù umane ed i punti di forza.
Lo scopo della psicologica positiva non è quindi quello di cancellare o soppiantare il lavoro sulla patologia, l’angoscia e la disfunzione.
Il compito della psicologia positiva è quello di capire i fattori che costituiscono i punti di forza dell’uomo, delineare i contesti di resilienza, accertare il ruolo di esperienze positive e definire la funzione delle relazioni positive con gli altri. L’obiettivo è comprendere come tutti questi fattori contribuiscano alla salute fisica, al benessere soggettivo, alla formazione di gruppi e istituzioni funzionali, sviluppando interventi efficaci per aumentare e sostenere questi processi.
CREDITS:
Gable, Shelly & Haidt, Jonathan. (2005). What (and Why) Is Positive Psychology?. Review of General Psychology. 9. 10.1037/1089-2680.9.2.103.